Come siamo arrivati al decreto salva banche che ha messo nei guai circa 130.000 risparmiatori cancellando centinaia di milioni di euro di obbligazioni subordinate. Ieri Bankitalia durante un’audizione davanti alla commissione Finanze alla Camera, il Capo del Dipartimento della Vigilanza bancaria e finanziaria di Palazzo Koch, Carmelo Barbagallo ha difeso operato della nostra banca centrale.

La vigilanza di Bankitalia “è stata continua, di intensità crescente al peggioramento della situazione aziendale, e ha utilizzato l’intero spettro degli strumenti disponibili“. Il problema secondo la nostra banca centrale è stato determinato dal fatto che l’Unione Europea ha imposto il coinvolgimento dei risparmiatori, mentre l’intenzione di palazzo Koch era quello di far intervenire il Fondo di tutela dei depositi – quello per intenderci che garantisce i conti correnti sotto i 100.000 euro -, insieme ad altre banche, per salvare gli istituti.

Sempre durante l’audizione, il dirigente di Bankitalia ha ricordato che se si fosse applicato integralmente il cosiddetto bail-in – coem dovrebbe avvenire dal 2016 – oltre alle azioni e ai titoli subordinati sarebbero stati toccati “circa 12 miliardi di euro di massa ‘non protetta’ delle quattro banche“. Un calcolo che viene dalla somma dei “2,4 miliardi di obbligazioni non subordinate” e dei conti correnti sopra i 100.000 euro. Se poi si fosse arrivati alla liquidazione delle quattro banche i danni sarebbero stati ancora maggiori. Per capirlo basta pensare al fatto che si sarebbe dovuto chiedere il rientro immediato a 200.000 piccole imprese. In questo modo si sarebbero prodotti danni ingentissimi alle economie locali.

Su questo tema dobbiamo registrare anche il punto di vista dell’Unione Europea. Il giudizio del commissario Ue ai servizi finanziari Jonathan Hill è stato secco e chiaro, CariChieti, CariFerrara, Cassa Marche e Banca Etruria, “hanno venduto prodotti inappropriati a persone che forse non sapevano cosa compravano“.

Secondo il Commissario, quanto è avvenuto in Italia “si collega a una questione più ampia“, che riguarda “la tutela dei consumatori e di come possiamo costruire un mercato più forte dei prodotti finanziari al dettaglio. Dobbiamo avere cittadini che si sentono sicuri nell’investire per questo ci servono sistemi che garantiscano che le persone sanno cosa comprano“.