Il pagamenti del saldo Imu-Tasi 2015 costerà agli imprenditori italiani 5 miliardi di euro. Le stime sono della Cgia di Mestre che valuta che “lo sforzo maggiore sarà richiesto agli albergatori che mediamente saranno chiamati” in media “a versare 6.000 euro“. Dopo di loro la categoria più vessata da queste due tasse sulla casa è rappresentata da “proprietari dei grandi magazzini commerciali (categoria catastale D8), con poco più di 4.000 euro“, seguita dai “capitani” delle grandi industrie con 3.240 euro.

Nelle posizioni successive di questa classifica dei più colpiti dal duo Imu-Tasi ci soono i proprietari di  capannoni di minori dimensioni – quelli appartenenti alla categoria catastale D1 – con un esborso medio di 2.020 euro, i liberi professionisti proprietari di uffici e studi privati – categoria catastale A10 – con un’imposta media di 1.010 euro, ed infine i proprietari di negozi negozi (C1) e laboratori (C3) con un’esborso medio di “492 e 378 euro“.

L’Ufficio studi della Cgia “è giunto a questi risultati utilizzando, per ciascuna tipologia di immobile strumentale, le aliquote medie risultanti dall’analisi delle delibere dei Comuni capoluogo di provincia pubblicate sul sito del Dipartimento delle Finanze“, mentre “per ogni tipologia di immobile sono state utilizzate le rendite catastali medie ricavate dalla banca dati dell’Agenzia delle Entrate“. Negli ultimi anni c’è stato un significativo aumento del gettito di querste due tasse. Secondo la Cgia “dal 2011 al 2015, l’incremento del carico fiscale al lordo del risparmio fiscale sugli uffici ha toccato il 145,3%. Per i negozi l’aumento è stato del 140,5%, per i laboratori artigianali del 109,6%, mentre per gli alberghi, per i grandi magazzini commerciali e per i capannoni industriali il prelievo è quasi raddoppiato. Nel 2015 la situazione è stata particolarmente difficile soprattutto per i proprietari di capannoni“.

Secondo Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia,”dall’analisi delle delibere prese quest’anno dai Comuni capoluogo di provincia abbiamo rilevato che il 68 per cento ha applicato sui capannoni un’ aliquota Tasi più Imu pari o superiore al valore massimo. Ricordo che gli enti locali possono superare l’aliquota massima del 10,6 per mille di altri 0,8 punti, nel rispetto di precisi vincoli e con l’avvertenza che il maggior gettito vada ad abbassare il carico fiscale alle famiglie bisognose”.