Il saldo dell’Imu costerà 5 miliardi di euro in più. Grazie alla decisione dei comuni di aumentare le aliquote, il conto finale dell’imposta da saldare entro il 17 dicembre passa a 23 miliardi dai 18 stimati se si fossero applicate le aliquote nazionali utilizzate per l’acconto.
Dall’analisi del Sole 24 Ore sui dati forniti dall’Agenzia del Territorio e dal dipartimento delle Finanze, i rincari maggiori che si registrano nel passaggio dalle aliquote applicate per l’acconto a quelle per il calcolo del saldo finale riguardano le città del Centro e del Mezzogiorno, dove chi ha versato, ad esempio, 100 euro di acconto ne pagherà 160 per il saldo, mentre le entrate più cospicue arriveranno comunque dal Nord, dove c’è la più alta concentrazione di immobili e di contribuenti.

Tutte le città, in realtà, hanno portato l’imposta ben al di sopra dello 0,4% previsto per l’abitazione principale e dello 0,76% per gli altri immobili. Per il quotidiano economico il saldo finale, infatti, frutterà 980 milioni in più sulle abitazioni principali (e sulle relative pertinenze) e 1.530 (+65,7%) sulle seconde case (dai 2.330 milioni dell’acconto ai 3.860 del saldo). Sulle case in affitto si passerà dai 750 milioni dell’acconto ai 1.060 del saldo (+310 milioni), sulle case in comodato gratuito ai parenti da 240 a 320 milioni, sui negozi da 670 a 1.100, sugli uffici da 440 a 670, sui fabbricati produttivi da 2.210 milioni a 3.250 e sugli altri fabbricati da 810 a 1.210. A queste cifre, inoltre, andrebbero aggiunte anche quelle riguardanti terreni agricoli e aree fabbricabili, che lo studio non conteggia.
A guidare la classifica degli aumenti, come anticipato, è l’area del Centro Italia, dove in media lo “spread” tra acconto e saldo fa registrare il +65,3%, ma non si scherza nemmeno nel Sud, +63,8%, mentre ci si limita “solo” ad un +44,2% nell’area Nord del Paese, dove però il gettito è maggiore.

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