La crisi ucraina e la possibile annessione della Crimea alla Russia mettono ancor più in luce la dipendenza dell’Europa dal gas russo e ridanno forza ai progetti relativi al “southern corridor“, per portare il gas dall’Azerbaijan fino all’Europa attraverso la Puglia. Questa conduttura potrebbe portare anche il gas iraniano e quello proveniente dai nuovi giacimenti scoperti in Israele, Libano, Cipro.

Dei tanti progetti ne sono rimasti in piedi due, che dovrebbero formare una sorta di anello attorno all’Adriatico per un costo complessivo di 45-50 miliardi di dollari e un nome che nel tratto italiano e zone limitrofe dovrebbe essere il seguente: Tap, o Trans Adriatic Pipeline.

Il Tap avrà la capacità di 10 miliardi di metri cubi l’anno raddoppiabile a 20. Nell’offerta italiana ci sono già i rigassificatori di Rovigo, Livorno, Porto Empedocle e Gioia Tauro. Un’offerta che sarebbe eccessiva per il solo mercato interno… Ma il discorso potrebbe cambiare se si passasse a pensare in ottica europea

Intanto in Puglia sono nati i primi comitati contrari al gasdotto. Si fanno chiamare “No tap“.

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