Non è stata solo la neve a rovinare il morale degli imprenditori ad inizio febbraio. Negli ultimi giorni, infatti, milioni di imprenditori e lavoratori autonomi hanno ricevuto la richiesta di pagamento del canone TV speciale dovuto in virtù di un Regio Decreto del 1938 che prevede l’imposizione del tributo sul possesso non solo di televisori ma anche di qualsiasi dispositivo atto o adattabile a ricevere il segnale tv, inclusi monitor per il Pc, videofonini, videoregistratori, Ipad, addirittura sistemi di videosorveglianza.

La protesta delle imprese

Basta, quindi, avere un computer per essere costretti a pagare una somma che, a seconda della tipologia di impresa, va da un minimo di 200 euro fino a 6.000 euro l’anno. E così R.ETE. Imprese Italia (sigla che racchiude Casartigiani, Confartigianato, Cna, Confcommercio, Confesercenti) ha calcolato che quasi 5 milioni di aziende italiane dovranno sborsare 980 milioni di euro. Chi non paga è soggetto a pesanti sanzioni e a controlli da parte degli organi di vigilanza.

Nelle loro proteste, le aziende evidenziano come il computer sia uno strumento ormai indispensabile allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa, e l’inclusione dello stesso fra gli apparecchi tassati significherebbe di fatto imporre una nuova imposta sul lavoro. R.ETE. Imprese Italia ha chiesto l’intervento del Governo e del Parlamento per esonerare le aziende dal pagamento del canone tv per il possesso di apparecchi che fungono da strumenti di lavoro per le aziende, quali computer, telefoni cellulari e strumenti similari.

L’Aduc, associazione per i diritti degli Utenti e dei consumatori, ha sottolineato come “in assenza di una determinazione in tal senso del Ministero dello sviluppo economico che non ci risulta esistere, la richiesta della Rai è illegittima”.