Qual’è il peso dell’esercito sull’economia egiziana? Nessun esperto può dirlo con precisione. L’unica cosa che si può dire è che pesa tanto, e questa influenza è iniziata alla fine dell’Ottocento con la produzione in serie di uniforme e armi in alcune fabbriche militari. E da allora l’influenza economica della nomenklatura militare non ha cessato di aumentare. Una prerogativa che le alte sfere dell’esercito ovviamente non hanno voluto cedere nemmeno dopo l’era Mubarak – che del resto proveniva dall’esercito come i suoi predecessori Sadat e Nasser -, quando la Fratellanza musulmana con l’elezioni di un suo uomo – Mohamed Morsi – alla presidenza ha cercato di cambiare le carte in tavola.

A spanne si può dire che i vertici militari controllino circa un terzo dell’economia egiziana. E le imprese militari non si occupano solo di armi o di uniformi, ma producono anche computer, televisori e persino elettrodomestici, così come olio, pane e carne. Hanno creato delle partnership con la Jeep, ed hanno partecipazioni nell’industria energetica ed alberghiera – se siete andati nel Mar Rosso siete finiti quasi sicuramente in un albergo di loro proprietà – o che almeno hanno costruito i militari.

Difficile che l’Egitto diventi una democrazia ed economia normale fin quando l’esercito continuerà ad essere il “padre-padrone” dell’Egitto. Impossibile riuscire a ridurre l’enorme evasione fiscale e la corruzione, così come la riforma del settore pubblico…

L’officina militare 99, a sud del Cairo, oltre a fabbricare componenti per l’artiglieria, produce la maggior parte dei beni di consumo che si trovano nei negozi di tutto il Paese. In questo ultimo anno scosso da un’inflazione alle stelle, nei negozi gestiti dall’esercito i beni di sua proprietà, come l’acqua minerale Safi, la più popolare del Paese, la carne e il pane sono stati venduti a metà prezzo rispetto alle catene private. Il ministero della produzione militare impiega inoltre da solo circa 40mila lavoratori civili.

photo credit: Luciana.Luciana via photopin cc