Le banche svizzere, per antonomasia, sono considerate un paradiso fiscale e di riservatezza. Mettere i propri risparmi nei forzieri elvetici, vuol dire metterli al sicuro, o almeno così era fino alla decisione presa dalla Clariden Leu Ag. La più antica delle banche svizzere, la Clariden Leu Ag, che negli anni ha accolto tra i suoi clienti moltissime persone senza chiedere loro troppe informazioni, ora ha deciso di trasmettere, quando richiesto da Washington, i dati dei suoi correntisti.

A molti clienti statunitensi sono arrivate in questi giorni delle lettere della Clariden Leu Bag, che li informava che la titolarità dei loro conti, il saldo e i movimenti, potevano essere trasmetti alle autorità americane che avessero avanzato una richiesta ufficiale.

Si tratta di diverse migliaia di conti, appartenenti a persone considerate colpevoli di evasione fiscale. Al di là della bontà dell’intento di Washington, si evince che la proverbiale segretezza svizzera è stata incrinata.

Un risultato raggiunto dopo molti mesi di contrattazione. Già tra il 2008 e il 2009 l’asse Berna-Washington aveva vacillato dopo la richiesta delle autorità statunitensi alla UBS di comunicare loro i nomi dei correntisti americani.

Da quel momento in poi l’America ha cercato di riportare nei suoi forzieri un bel po’ di dollari e lo ha fatto mettendo in ginocchio la riservatezza svizzera. Chissà che i frutti del lavoro fatto da Washington possano essere goduti anche da altri stati.