Ne sentiamo parlare da anni, è l’incubo di tutte le società e di tutti i Paesi emittenti, durante questa crisi è stato necessario ignorarlo per tentare di reagire e portare avanti riforme indispensabili per il recupero della credibilità internazionale: stiamo parlando del rating, il tanto temuto giudizio delle agenzie indipendenti internazionali sulla capacità di una società, o di uno Stato o altro ente pubblico, di pagare o meno i propri debiti.

L’agenzia di rating valuta la solvibilità di un soggetto emittente obbligazioni attribuendogli un giudizio circa la sua capacità di generare risorse finanziarie per far fronte agli impegni presi con i creditori, i sottoscrittori dei titoli. Giudizio che è sottoposto a revisione periodica e che spesso è anticipata dall’andamento delle quotazioni dei titoli stessi e, quando l’emittente è uno Stato, dallo spread e dai movimenti registrati dai futures sui principali indici della Borsa di quel Paese.

Rimanendo nel campo del rating di credito, perché di tipologie di rating ce ne sono tante altre (da quello sul rischio trasferimento di titoli da una valuta di uno Stato o di un’area monetaria ad una diversa a quello sul rischio di investimento legato alla possibilità che un Paese attui delle misure restrittive per bloccare eventuali uscite di capitali dai propri confini), per emettere tale giudizio sulla qualità del debito di un emittente l’agenzia segue una procedura che parte dall’analisi dei fondamenti economico-finanziari dello stesso per passare poi all’analisi di bilancio in tutte le sue componenti così da ricavarne indicatori circa la sua redditività, la sua capacità di produrre reddito e remunerare il capitale, i flussi di cassa, i rapporti tra mezzi propri e debiti contratti, etc.

I parametri ricavati dall’analisi delle agenzie vengono confrontati, in seguito, con quelli degli altri soggetti emittenti operanti nello stesso settore dove è presente la società analizzata, per cui è necessario valutare anche il settore e l’andamento del mercato di riferimento.
Gli analisti delle agenzie di rating, oltre ai fattori quantitativi evidenziati, devono dedicarsi anche all’analisi di fattori qualitativi, quali l’affidabilità e le capacità tecniche del management dell’azienda (stesso discorso può allargarsi all’analisi di uno Stato), la credibilità dei progetti deliberati (o sulla base dei quali si è ottenuto il consenso elettorale) e gli obiettivi che l’emittente si è imposto (o per i quali ha ottenuto la maggioranza parlamentare). Per questo tipo di esame il soggetto analizzato deve mettere a disposizione della società di rating tutte le informazioni e i documenti necessari a quest’ultima per costruire il proprio giudizio, oltre che compilare un questionario elaborato dalla stessa agenzia sulla base delle prime informazioni raccolte. L’agenzia, ancora, deve anche consultare la cosiddetta Centrale rischi e tenere d’occhio tutti i movimenti di denaro e le attività del soggetto emittente, incontrarsi con i vertici di questo e valutare il suo operato, fino ad elaborare una raccomandazione da sottoporre al vaglio di un comitato del credito costituito da specialisti di settore e dal direttore generale e dagli esperti del credito dell’agenzia. Alla fine di questo processo, della durata di tre mesi circa, viene stabilito il rating da assegnare alla società (o ente) e da pubblicare a mezzo comunicato stampa.

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