Se l’inflazione cala, la Banca centrale europea ricorrerà a tutte le opzioni possibili per contrastare il rischio deflazione, acquisto di titoli compreso.
È quanto ha ribadito ieri il presidente della Bce, Mario Draghi (foto by InfoPhoto), nel suo discorso ad Amsterdam in occasione dell’anniversario del bicentenario della Banca centrale olandese.
Il numero uno dell’Eurotower, ricordando che il consiglio direttivo di Francoforte è pronto ad intervenire in qualsiasi momento nel caso il livello dei prezzi si mantenga nell’Eurozona per troppo tempo basso, ha tuttavia sottolineato  quanto sia molto probabile, per questioni statistiche, che il tasso d’inflazione faccia registrare un rimbalzo dallo 0,5% di marzo già questo mese: una stima, ha aggiunto Draghi, supportata anche dagli indicatori economici dell’area euro e delle principali economie del Vecchio Continente, che segnano una continua, ma lenta, ripresa.
Un insieme di segnali, ha spiegato il presidente Bce, che al momento spingono l’istituto centrale europeo ad aspettare fino a giugno, mese in cui renderà note le proprie stime sull’inflazione, per decidere se intervenire o meno sul mercato e sul costo del denaro.

A proposito dei tassi d’interesse e delle restrizioni creditizie vigenti nei singoli Stati, nemmeno del tutto giustificate alla luce della tenuta (e della rivalutazione) dell’euro, l’ex governatore Bankitalia ha poi rimarcato quanto le seconde ostacolino la trasmissione delle politiche monetarie della Bce all’interno delle economie dei singoli Paesi Ue: una situazione ben evidente nei contesti in cui stanno soffrendo soprattutto le piccole e medie imprese e che Francoforte dovrà affrontare, ha aggiunto Draghi, adottando misure convenzionali come il taglio dei tassi d’interesse e fornendo nuova liquidità alle banche, condizionando però questa  alla concessione di finanziamenti all’economia reale (le due precedenti iniezioni di liquidità, che le banche stanno ora rimborsando, sono state utilizzate per acquistare titoli di Stato e calmierare la speculazione internazionale sul debito sovrano).

Se tutto ciò non servirà ad ottenere gli effetti sperati, ha concluso il banchiere centrale, di fronte ad un peggioramento delle stime dell’inflazione nel medio periodo, la Banca centrale europea potrebbe dare vita ad un acquisto di “un ampio spetto di titoli” (dunque, di Stato e privati), senza però replicare le modalità, diverse tra loro, adottate dalla Federal Reserve, dalla Banca del Giappone e dalla Banca dell’Inghilterra, perché l’obiettivo della Bce, a differenza di Usa, Uk e Giappone, non è quello di difendere le proprie politiche monetarie, ma quello di fornire ulteriore stimolo alla ripresa.