E’ un periodo strano per chi si occupa di economia. Da una parte dobbiamo registrare notizie comunque positive, come il clima di fiducia delle imprese, che secondo l’Istat è salito nel mese di giugno a 88,4  - mentre a maggio eravamo a 86,9. Per una volta i miglioramenti nel clima riguardano tutti i settori: manifattura (100), servizi di mercato (88), e soprattutto abbiamo un rialzo – ed è il più significativo per le costruzioni (si passa da 73,4 a 81,1). Nel processo di crescita c’è anche il commercio al dettaglio (che arriva a 101,4).

Ma accanto a queste notizie non ci si può dimenticare degli allarmi. Come quello lanciato in questi giorni dal Centro Studi della Confindustria: il prodotto interno lordo potrebbe crescere solo dello 0,2% nel 2014 e dell’1% nel 2015. Solo pochi mesi – esattamente a dicembre -, lo stesso Centro Studi stimava che la crescita per il 2014 sarebbe stata dello 0,7% e l’anno successivo dell’1,2%.

Come si è arrivati a questa cifra. Finora è stato sottovalutato l’effetto trascinamento ereditato dal 2013 – siamo ad un -0,1% contro il +0,1% atteso allora – e dal risultato negativo del primo trimestre – un meno 0,1% contro il +0,3% previsto -, che hanno portato ad un risultato finale di un -0,2%. Secondo il Centro Studi di Confindustria ”L’economia italiana va peggio di quelle dei PIGS. Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna sono cresciuti molto più dell’Italia prima della crisi, sono arretrati meno durante la recessione e sono attesi in recupero più rapido nel 2014-2015″.

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