In questi giorni si sente tanto parlare di uscita dall’Eurozona per la Grecia che si è perso di vista il destino di quei paesi che per sfidare la crisi non hanno accettato la moneta unica. Quindi, mentre i vertici europei ribadiscono l’importanza di tener dentro la Grecia, ecco il caso dell’Islanda.

A parlare dell’Islanda è il solito Wall Street Journal che in un articolo di qualche giorno fa cerca di prendere in esame il caso del paese che dal 2008 lotta contro la crisi finanziaria ed oggi sembra essere fuori dal tunnel della recessione. Il quotidiano americano cerca anche di capire che relazione c’è tra l’Islanda ed altri paesi come Grecia, Spagna e Irlanda.

L’Islanda ha iniziato ad avere a che fare con la crisi tra il 2008 e il 2009 in conseguenza del crollo di una parte del sistema bancario. All’epoca fallirono Kaupthing, Glitnir e Landsbanki e fu necessario che si dimettesse Haarde, l’ex premier. Il FMI erogò un prestito di 2,1 miliardi di dollari.

La moneta locale, la corona, fu svalutata. Tutte queste condizioni hanno poi determinato la ripresa dell’Islanda che, spiega l’Ocse, dovrebbe crescere del 2,4% nel 2012 e de. 2,9% per l’anno successivo. Una crescita accompagnata dalla riduzione della disoccupazione che dovrebbe passare dal 7 al 6,1 per cento quest’anno e scendere fino al 5,3% nel 2013.