I titoli tecnologici avevano trainato il listini americani, tanto da far pensare ad un immediato sodalizio tra Wall Street e la Silicon Valley, eppure la crisi ha intimorito anche le aziende di informatica prossime alla quotazione in borsa e sui quotidiani economici si parla di una poco rassicurante posticipazione delle IPO. L’acronimo Ipo deriva dall’inglese ed indica l’offerta pubblica iniziale (Initial Public Offering). Le aziende che intendono quotarsi in borsa, lanciano le Ipo per cercare investitori.

La crisi europea, il declassamento degli Stati Uniti e la situazione incerta dei listini di tutto il mondo, ha messo un freno a queste pratiche.

Tanto che, stando alle ultime notizia, 17 imprese tecnologiche hanno abbandonato l’idea di entrare in borsa o hanno rimandato tutto a metà settembre per capire se ci sarà una stabilità maggiore per i titoli.

Tra le aziende che hanno gettato la spugna anche le famose IvenSense e Trustwave.

Zynga e Groupon che si occupano di applicazioni online e videogiochi per la rete, hanno deciso di pensarci un altro po’ benché siano decise, prima o poi, ad effettuare una Ipo.

Le società tecnologiche che invece hanno fatto il salto qualche settimana fa, sono alle prese con delle perdite anche consistenti.

Esemplificativo in questo senso il destino di Linkedin che il giorno della Ipo era quotata 122,70 dollari, ma oggi è scambiata a 75 dollari per azione.