Tutti i lavoratori devono nutrire il loro cassetto previdenziale con una quota di contributi, per l’appunto, calcolata sul reddito imponibile. L’aliquota cambia in base al settore di riferimento. I lavoratori autonomi, fino alla fine dell’anno scorso, hanno tirato un sospiro di sollievo, visto che nella bozza del famoso decreto Salva Italia, non era previsto l’incremento delle loro aliquote. A distanza di poche settimane, invece, gli iscritti alla Gestione Separata hanno visto aumentare l’aliquota di un punto fino al 27,72 per cento.

Anche artigiani e commercianti dovranno pagare una previdenza più “salata”. Per loro ci sarà un innalzamento graduale dell’aliquota pari all’1,30 per cento per l’anno d’imposta 2012. Nel 2013 ci dovrebbe essere un ulteriore aumento dello 0,45 per cento fino a raggiungere nel “lontano” 2018 la soglia del 24% di contributi previdenziali.

In una circolare dell’INPS che presto ingloberà gli altri enti previdenziali, si spiega anche che ci sarà la riduzione di tre punti percentuali dell’aliquota per coadiuvanti/coadiutori che non superano i 21 anni di età e ci sarà una riduzione del 50% per i lavoratori autonomi che hanno compiuto 54 anni o sono già pensionati.

Se poi il reddito non supera i 14.930 euro, allora si parla di contributi “fissi” che equivalgono a 3.187,53 euro per gli artigiani e 3.200,96 euro per i commercianti.