Quando si paga la tradizionale tassa sui rifiuti, indicata anche con l’acronimo Tarsu, all’imponibile si aggiunge l’Iva.

Nel 2009 però, un gruppo di consumatori aveva fatto notare che l’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto non era dovuta per le tasse.

Oggi il Dipartimento delle Finanze ha stabilito il contrario.Quello dell’Iva sulla tassa dei rifiuti è una vera altalena che ha sancito una volta per tutte la vittoria del Governo. Cerchiamo di capire come si è articolata la vicenda.

Tutto è iniziato con la sentenza n. 238 del 2009 che tramite la Consulta ha stabilito che la tassa sui rifiuti era di natura tributaria e quindi non poteva essere assoggettata all’Iva.

Molti consumatori, dopo la sentenza, hanno chiesto il rimborso per tutte le “eccedenze” pagate nel corso degli anni, ma i Comuni che riscuotono l’imposta non hanno dato una risposta univoca ai contribuenti.

Il tutto è accaduto perché il Governo, nonostante la sentenza, non aveva chiuso la questione.

Anche l’Agenzia delle Entrate rispondendo ad un interpello tra il 2010 e il 2011 ha definito inappropriata l’applicazione dell’Iva.

I consumatori, ovviamente non hanno rinunciato a chiedere il rimborso e le richieste sono state avanzate da più di 9 mila persone.

Poi è arrivata la scelta del Governo, tramite il dipartimento delle Finanze che ha stabilito la natura non tributaria della tassa, leggittimando l’applicazione dell’Iva ed ignorando la sentenza costituzionale.

I consumatori continuano nella loro lotta.