Dal primo gennaio 2013 entreranno in vigore i nuovi coefficienti Inps secondo i quali per ricevere la stessa pensione di chi è uscito dall’impiego entro quest’anno si dovrà lavorare un anno di più. Nell’ultimo quinquennio il coefficiente di trasformazione del montante contributivo per i soggetti che andavano in pensione a 64 anni ammontava a 5,432%: da gennaio 2013 per avere un coefficiente di calcolo simile bisognerà aspettare i 65 anni e chi esce dal lavoro alla stessa età potrà vedere un assegno ridotto del 2-3%.
Alla rivisitazione dei coefficienti introdotti dall’articolo 1, comma 8, della legge n. 335 del 1995 ha contribuito l’aumentata aspettativa di vita Istat e, dunque, i tempi più lunghi previsti per la permanenza in pensione. Coefficienti che, di conseguenza, si ridurranno di circa il 2-3% rispetto a quelli vigenti tra il 2008 e il 2012.

I nuovi coefficienti, come riportati in Gazzetta ufficiale e più volte ribaditi in queste ultime settimane dell’anno, avranno validità tra i 57 e i 70 anni, mentre fino a quest’anno variavano tra i 57 e i 65 anni. Per usufruire, a seguito di queste rivisitazioni, del coefficiente del 5,62, il più alto fino al 2012, valido per chi usciva dal lavoro a 65 anni, ci vorranno ora 66 anni di età, in concomitanza della quale il dato previsto ammonta, precisamente, al 5,624%, mentre dai 67 anni in su il coefficiente di calcolo sale in modo più tangibile fino ad arrivare al 6,541% previsto per chi lascia il lavoro a 70 anni.
Sembra fin troppo evidente che gradualmente sarà questa l’età pensionabile che toccherà aspettare ai tanti che non matureranno prima il limite massimo contributivo previsto dalla Riforma, dunque la soglia per chi, soprattutto, ha pensato a studiare e specializzarsi per trovare un lavoro.

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