Tra gli argomenti in discussione oggi tra governo e parti sociali potrebbe spuntare il mini-piano dell’esecutivo per consentire, con un decreto entro fine anno, il pensionamento di vecchiaia a partire dai 62 anni d’età anagrafica ma con significative riduzioni dell’assegno di pensione. Riduzioni che diventerebbero sempre più leggere, fino ad azzerarsi, ritardando l’uscita dal lavoro per raggiungere il 67esimo anno e oltre di età.
Il punto di partenza di quest’ipotesi, sulla quale è tornato ieri il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, prende spunto dalla proposta presentata all’inizio della legislatura da Cesare Damiano e Pier Paolo Baretta (Pd), diventati poi, rispettivamente, presidente della commissione Lavoro della Camera e sottosegretario all’Economia.
Considerata come età del ritiro dal lavoro i 66 anni e tre mesi fissati dalla riforma Fornero per il 2013, il testo dei due relatori del centro-sinistra lascia la scelta al lavoratore, che con 35 anni di contributi potrebbe andare in pensione tra i 62 e i 65 anni accettando un taglio dell’assegno fino all’8%. Specularmente, per chi decide di restare oltre i 66 anni ci sarebbe invece un aumento della pensione, sempre fino all’8%.

Le ipotesi di uscita con riduzione. Se il mini-piano del governo Letta prende spunto dal testo Damiano-Baretta, le due soluzioni per il calcolo della riduzione dell’assegno al vaglio dell’esecutivo sarebbero, da quanto anticipato in questi giorni, decisamente diverse. Una, la più accreditata, farebbe leva sul meccanismo già previsto dalla riforma Fornero, vale a dire un prelievo del 2% della quota retributiva del montante pensionistico per ogni anno di ritiro anticipato rispetto ai 62 anni di età con 42 anni di contribuzione, anche se sembra certa una sensibile maggiorazione della penalizzazione sia sul montante, sia sui coefficienti di trasformazione. La seconda opzione si baserebbe, invece, su una riduzione quasi automatica dell’assegno intorno al 10-12% (e anche in questo caso le casse dello Stato potrebbero richiedere un aumento della percentuale), che diventerebbe più leggera ritardando il pensionamento fino all’età-soglia della Riforma.

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