Verrebbe da chiamare questo post “Tanto rumore per nulla”. Negli ultimi mesi si sono succedute le ipotesi sui cambiamenti – minimi - che si sarebbe dovuto apporre alla riforma Fornero. In particolare si era distinta, tra le varie opzioni, quella che si può riferire all’ex-ministro del Lavoro Cesare Damiano. Prevedeva la possibilità di anticipare o posticipare la pensione fino a quattro anni, con tagli all’assegno previdenziale del 2% per ogni anno di anticipo (mentre per chi ritardava la pensione godeva di un beneficio della stessa portata).

Bocciata, perché secondo i conti dei tecnici dell’Inps costerebbe troppo. Ora il ministro del lavoro Enrico Giovannini cerca di non rimanere senza carte, immaginando una possibile alternativa alla proposta Damiano che sia meno onerosa per i nostri disastrati conti pubblici. La usa idea sarebbe quella di un’uscita anticipata dal mondo del lavoro. In quel periodo il non ancora pensionato riceverebbe un aiuto economico dallo Stato che dovrebbe poi rimborsare – come se si trattasse di un prestito con ritenute sull’assegno previdenziale.

Ovviamente questa seconda proposta risulta piuttosto scoraggiante per chi vorrebbe andare in pensione, visto che l’assegno pensionistico, subirebbe due decurtazioni con questa mossa: da una parte il neo-pensionato dovrebbe restituire il prestito con l’assegno previdenziale, e dall’altra si troverebbe ad avere una pensione più bassa anche per effetto della minor contribuzione..

Potrebbe usufruirne solo una quota minima della popolazione. Forse il ministro avrebbe fatto bene a parlare della proposta Damiano solo dopo aver sentito il parere degli esperti del suo ministero

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