Con l’abolizione delle province non ha più senso mantenere in vita una prefettura, una direzione dell’Agenzia delle entrate o una Ragioneria dello Stato in ogni capoluogo e potrebbe finalmente partire quella riduzione degli uffici periferici dello Stato che gli ultimi esecutivi (Berlusconi, Monti e Letta) hanno posto al centro dei loro progetti di spending review e riforma della Pubblica amministrazione.
Il governo Renzi partirebbe subito dalle Prefetture, l’organo più rappresentativo dello Stato sul territorio, che con la riforma della Pa saranno ridotte a poco più di quaranta dalle oltre cento attualmente esistenti: una in ogni Regione, ha spiegato il premier Matteo Renzi (foto by InfoPhoto), con l’eccezione di quelle aree del Paese dove è necessario garantire maggior presenza dello Stato, per maggior tasso di criminalità o perché ad esempio interessate da particolari fenomeni di migrazione.

Ma i tagli della spesa pubblica si concentreranno su tutti gli uffici periferici dello Stato e la riduzione di questi riguarderà, oltre le Prefetture, Ragionerie, direzioni del Ministero del lavoro e delle Agenzie delle entrate, archivi notarili e soprintendenze, che dovranno essere collocati, secondo il testo della riforma, presso “sedi ed edifici comuni o contigui”.
Gran parte del personale coinvolto dalla riforma si dovrà occupare di “front office”, cioè del rapporto diretto con il cittadino, mentre sarà drasticamente ridotto il numero degli addetti alle attività strumentali, come la gestione degli immobili, del personale, dei servizi finanziari, grazie soprattutto all’accorpamento di questi servizi per tutte le amministrazioni centrali e periferiche.
La riorganizzazione, fa sapere l’esecutivo, non riguarderà solo lo Stato, ma interesserà, anche se per ora in maniera marginale, anche la magistratura (prevista, per ora, la chiusura delle sedi distaccate dei Tar).