Per mettere in campo tutte le norme previste dalla riforma del mercato del lavoro c’è bisogno di soldi, è ovvio e il costo dei provvedimenti contenuti nel testo del disegno di legge già firmato da Napolitano, è alto. 

La riforma del mercato del lavoro serve per rilanciare l’occupazione nel nostro paese e dopo un gran dibattito tra il governo e le parti sociali, è stata raggiunta un’intesa che non soddisfa pienamente nessun attore.

In più ci sono i costi della riforma che – com’è spiegato bene negli ultimi tre articoli del testo – graverà sul bilancio dello stato per 1,7 miliardi di euro nel 2013 e poi dovrebbe arrivare a costare 2 miliardi di euro l’anno circa con punte massime di 3 miliardi nel 2014.

In pratica da oggi fino al 2021, per sostenere la riforma pensata dall’equipe di Monti, sarà necessario trovare 20,3 miliardi di euro. E dove saranno recuperati? Dalle tasche degli italiani attraverso la tassazione.

La copertura per la riforma del lavoro arriverà dai rincari sui diritti d’imbarco, dalla maggiorazione delle tasse sulle seconde case affittate senza cedolare secca e dalle cosiddette rasoiate per le spese di Inps, Inail e Monopoli.

Questa eventualità fa presagire in primo luogo un iter parlamentare tortuoso per le varie leggi legate alla riforma del lavoro e poi genera apprensione nei cittadini che non vorrebbero pagare “anche questo”  di tasca loro.