Partiti e Movimenti pronti a modificare la riforma Fornero subito dopo le elezioni.
Pd, Pdl e lista Monti, come i partiti minori, si dicono propensi a modificare le riforme firmate dal ministro Elsa Fornero, da quella del lavoro a quella delle pensioni, appena concluse le elezioni 2013. Pd e Pdl, in realtà, avevano già avanzato, sotto forma di emendamenti, nuove proposte per rivedere la riforma pensioni firmata lo scorso anno che prevedevano un nuovo canale di pensionamento per lasciare prima il lavoro, a 58 anni. Una ‘controriforma’ che sarebbe stata sperimentale fino al 2017, riconoscendo la possibilità a uomini e donne di andare in pensione prima: per i lavoratori dipendenti a 58 anni (57 le donne) fino a tutto il 2015 e poi 59 (58 le donne) fino alla fine del 2017, a patto che si siano raggiunti però 35 anni di contributi e accettando un assegno più ‘leggero’. Oggi, a seguito della riforma Fornero, per andare in pensione anticipata ci vogliono almeno 42 anni e un mese di contributi (41 e un mese per le donne) e 62 anni di età, soglia sotto al di sotto della quale scatterebbero penalizzazioni non di poco conto. Negli anni successivi per la pensione ‘anticipata’ si sarà, poi, soggetti all’adeguamento alla speranza di vita Istat come voluto dal governo Berlusconi prima e ribadito da quello dei tecnici poi, con l’aumento di un ulteriore mese già a decorrere dal prossimo anno.
Per quanto riguarda il mercato del lavoro, infine, Monti ha definito più volte la riforma Fornero un “cantiere ancora aperto”, con l’obiettivo di introdurre un reddito di cittadinanza, come nel resto d’Europa, e perseguire la cosiddetta Flexicurity, cioè posti di lavoro, in entrata e in uscita, più flessibili, ma anche più sicuri.

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