Si parla tanto di abbattimento dell’aliquota Irpef, ma in contro tendenza, uno studio approfondito condotto dal Dipartimento Politiche Economiche della Cgil, sostiene che fin dagli inizi degli anni Novanta, in cui si registrava la pluripresenza delle aliquote Irpef, ebbene la pressione fiscale sui redditi bassi, cioè lavoratori dipendenti e pensionati, era meno gravosa, a danno di chi incassava di più.

Questo è il dettato della Costituzione, che appunto, senza citare l’articolo sostiene la uguaglianza e la possibilità da parte della fascia di popolazione più economicamente debole, la possibilità di pagare tasse in base alla vera e propria posizione economica.

Tradotto: chi è più ricco è giusto che paghi di più rispetto a chi è più povero. Altresì detta: giustizia sociale. Ma oggi sembra essere l’opposto. Chi ha di più paga di meno di chi ha poco o niente.

Ora il problema è che nel recuperare il debito pubblico le manovre finanziare negli ultimi anni sono state sempre lacrime e sangue per lavoratori e pensionati.

Se si intervenisse ora per l’abbattimento dell’Irpef si aprirebbero voragini nei conti pubblici che il sistema Italia non reggerebbe. La paura di svoltare l’angolo e di vedersi la Grecia di colpo davanti e dentro la nostra economia è altissima.