I conti correnti degli italiani sono sempre più “fermi” e questa scarsa movimentazione sottolinea, dicono gli esperti, una difficoltà da parte dei cittadini a risparmiare ed investire il denaro faticosamente messo da parte.

Uno degli effetti della crisi che scarsamente è stato presto in considerazione ma oggetto di una normativa statale, è lo sconfinamento, vale a dire il momento in cui un correntista, contratta con l’istituto di credito la possibilità di fare uno scoperto sul conto.

La nuova disciplina sulla remunerazione di fidi e sconfinamenti, è stata oggetto dell’articolo 117-bis del Tub ed è entrata in vigore il primo luglio. Questa normativa sicuramente dispone quali saranno i tassi debitori sulle somme effettivamente usate dai clienti, ma definisce anche due tipi di oneri che la banca può applicare nel caso di sconfinamento.

Il primo tipo è una commissione onnicomprensiva dovuta alla banca per il fatto di mettere a disposizione del cliente delle somme per il “rosso”. Quest’onere può essere al massimo lo 0,5% dello sconfinamento trimestrale accordato dalla banca.

Il secondo tipo di onere è una commissione d’istruttoria veloce per gli sconfinamenti che è fissa e tiene conto dei costi che la banca deve sostenere per svolgere l’istruttoria veloce. Il tutto sempre non oltrepassando la soglia del tasso d’usura.