Era il lontano anno 1880 e l’abolizione della tassa sul macinato avrebbe sottratto al bilancio dello Stato 70 milioni delle vecchie lire. E qualche anno dopo qualcuno si inventò la formazione del catasto. La sua prima revisione arrivò trent’anni dopo. E ora dopo una settantina di anni di attesa sembra che sia arrivato finalmente il tempo di una riforma complessiva di questo strumento. I rischi per i proprietari delle 63 milione di case costruite sul territorio italiano è di trovarsi di colpo con valori raddoppiati – e anche più – e quindi a pagare tasse salate. In alcuni casi è condivisibile – basti pensare alle abitazioni signorili nel centro storico di Roma che erano classificate fino a poco tempo fa come abitazioni ultrapopolari

Per questo il ministero dell’Economia sta lavorando da settimane al primo dei decreti legislativi che dovrebbero rivoluzionare il Catasto — e previsti dall’articolo due della legge di delega fiscale. A quanto sembra la sua stesura sarebbe già a buon punto. Si prevede la rifondazione delle commissioni censuarie, finora sono esistite solo sulla carta… Saranno cruciali per stabilire il nuovo catasto – tranquilli ci vorranno comunque almeno cinque anni. Il principale cambiamento è che il nuovo strumento per valutare gli immobili si baserà sui metri quadri e non più sui vani.

Più in generale queste commissioni dovranno stabilire i nuovi algoritmi che dovranno rideterminare tutte le rendite catastali e quindi il valore di tutti gli immobili italiani. Un’operazione epica che dovrà essere costruita con il contributo di statistici, geometri ed ingegneri. Senza dimenticare l’Agenzia delle Entrate e naturalmente i comuni

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