La nostra classe politica è sotto accusa per l’uso allegro che ha fatto del denaro pubblico. Non è un caso che queste cose succedano in Italia. Se non siete convinti di quello che sto scrivendo vi faccio un esempio. Fino ad oggi abbiamo utilizzato l’Isee – detto anche riccometro – per presumere il reddito di una famiglia. Se il valore risultava basso – i calcoli finora venivano fatti in autodichiarazione – si otteneva il diritto di farsi erogare determinate prestazioni – come non pagare le rette universitarie.

Il risultato finale era che l’80% delle famiglie italiane pur di gabbare lo Stato, arrivava a dichiarare di non avere nemmeno un conto corrente o un libretto di risparmio, dati ampiamente contraddetti da quelli pubblicati dalla Banca d’Italia.

Il  nuovo Isee, l’indicatore della situazione economica che è stato approvato dal governo Letta, dovrebbe mettere la parola fine – almeno secondo chi l’ha portato avanti – ai tanti che hanno dichiarato il falso per ottenere delle prestazioni sociali anche se non ne avevano il diritto.

Il nuovo Isee peserà di più la casa (si terrà conto del reddito rivalutato Imu inve che Ici) ed il patrimonio. Verrà tenuto in maggiore considerazione (peserà di più) il fatto che la famiglia che richiede l’indice possa avere un figlio disabile o diversi ragazzi a carico. La differenza più significativa però dovrebbe essere un’altra.

Solo una parte dei dati sarà autocertificata, mentre i dati fiscali di maggiore peso – come il reddito complessivo o le prestazioni erogate dall’Inps… – verranno compilati direttamente dalla pubblica amministrazione. Come spiega il ministro del Lavoro Enrico Giovannini,  ”Molte delle voci che oggi sono parte di autodichiarazioni verranno compilate automaticamente dall’Inps in base alle banche dati, in modo tale che nessuno si possa dimenticare di indicare i valori corretti”.
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