Le quote del capitale della Banca d’Italia hanno un valore formale pari a 156.000 euro (300.000 quote per 0,56 euro a quota) e sono possedute al 94,33% da banche italiane. Come indica lo Statuto di Bankitalia il possesso di parti del capitale non dà un peso reale nella gestione dell’istituto centrale italiano. Queste quote sono state già in parte rivalutate nei bilanci delle banche che le possiedono: secondo il professor Tito Boeri di lavoce.info il loro valore complessivo sarebbe già lievitato nei libri contabili degli istituti di credito italiani a circa un miliardo di euro.

Evidentemente questo non basta, perché un comitato di esperti nominato dal nostro istituto centrale vuole fare di più: portare ad una valutazione di Bankitalia compresa tra i 5 e i 7 miliardi di euro. Con questa rivalutazione le banche italiane realizzerebbero una plusvalenza tra i 4 ed i 6 miliardi, generando un extragettito di 1-1,5 miliardi (una manna dal cielo per cercare di far quadrare i conti).

Visto che le banche non vedono l’ora di arrivare a mettere la parola fine a questo processo a qualcuno può venire qualche dubbio: possibile che i nostri istituti di credito non vedano l’ora di tirare fuori un mucchio di soldi? Il fatto è che c’è l’inghippo. Le banche con più del 5% del capitale della banca potrebbero rivendere il surplus a prezzo rivalutato.
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Resta da capire chi potrebbe essere interessato all’acquisto. Un’ipotesi che circola è che sia la stessa Bankitalia ad acquistare queste quote di capitale – ovviamente utilizzando le sue riserve. Per cui domani potrebbe sborsare tra il miliardo e il miliardo e mezzo per pagare il 21,8% in surplus della Banca Intesa San Paolo – anche Unicredit non se la caverebbe male perché potrebbe cedere circa il 17% dell’istituto. Oppure potrebbero subentrare le fondazioni bancarie. In questo caso il nostro istituto centrale assicurerebbe una remunerazione certa a queste quote – si parla del 6%

In ogni caso sarebbe un ottimo affare per le banche a costo zero