Rimane sotto sequestro lo stabilimento siderurgico Ilva di Taranto. Lo ha confermato il tribunale del Riesame, chiarendo che il sequestro è finalizzato non alla chiusura ma alla messa a norma degli impianti inquinanti. È stata concessa la facoltà d’uso degli impianti, ma solo per l’adeguamento dei sistemi alle norme anti inquinamento. Con riferimento alle richieste di scarcerazione degli otto tra dirigenti ed ex dirigenti, i giudici hanno deciso che Emilio e Fabio Riva e il direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso restano ai domiciliari mentre gli altri cinque dirigenti sono stati scarcerati.

I rischi per gli stabilimenti di Genova e Novi Ligure

Il tribunale ha disposto che “i custodi garantiscano la sicurezza degli impianti e li utilizzino in funzione della realizzazione di tutte le misure tecniche necessarie per eliminare le situazioni di pericolo e dell’attuazione di un sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni inquinanti”. Un elemento positivo per il futuro dell’impianto potrebbe essere il fatto che i giudici hanno nominato il presidente della società, Bruno Ferrante quale nuovo custode giudiziario dello stabilimento.

Ferrante ha giudicato positivamente l’assenza nel provvedimento giudiziario l’assenza della parola “chiusura”. Il presidente dell’Ilva negli scorsi giorni aveva evidenziato come una chiusura dello stabilimento di Taranto avrebbe portato alla chiusura anche degli impianti di Genova e Novi Ligure che dipendono da quello pugliese.