Tra gli annunci fatti dal premier Matteo Renzi ieri durante la trasmissione Otto e mezzo su La7, c’è anche quello della digital tax, o Google tax. Per il primo ministro “sarà legge in Italia dal primo gennaio 2017“. Il governo pensa già di tracciare il quadro di una “digital tax” che funzioni “con meccanismi diversi da quelli immaginati nel passato“.

Il premier parla del 2017, perché “stiamo aspettando da due anni che ci sia una legge europea abbiamo deciso di attendere tutto il primo semestre del 2016 attendendo l’Ue“, ma non oltre. Il principio – che Renzi considera di “giustizia sociale” – su cui si reggerà questa imposta sarà quello di far “pagare le tasse nei luoghi dove si fanno transazioni e affari“, mentre ora “i grandi player dell’economia digitale mondiale che per me sono dei miti, come Apple e Google, hanno un sistema per cui non pagano le tasse nei luoghi dove fanno business“.

Dalla misura il governo Renzi non si aspetta un grande gettitonon si arriverà a cifre spaventose, non basteranno a risollevare l’economia del Paese ma” il premier rimarca “è una questione di giustizia“. Sul tema è intervenuto Francesco Boccia presidente della commissione Bilancio della Camera. L’onorevole si è detto molto soddisfatto per “il principio del far pagare alle aziende della cosiddetta economia digitale le imposte nel Paese in cui fanno business“, perché questo principio “è quello fissato nel 2013 dal Parlamento Italiano che fece da ariete nel dibattito politico europeo“. Per Boccia “la politica sana ha il dovere di intervenire sulla mostruosa base imponibile erosa e far pagare alle multinazionali dell’economia digitale imposte che oggi eludono, riducendo le imposte alle imprese italiane tradizionali“.

Francesco Boccia è stato il padre nel 2012 della webtax, imposta che potremmo considerare come imparentata con quella annunciata da Matteo Renzi, e ha usato l’annuncio del premier anche per togliersi qualche sassolino dalle scarpe dicendo che questa imposta era “entrata in vigore nel 2014 con il governo Letta, fu poi cancellata dal governo Renzi appena insediatosi” – come dire il primo ministro sul tema ha cambiato idea, io no.