Siamo ancora al primo passo della riforma del Catasto, visto che siamo arrivati all’approvazione del decreto legislativo sulle commissioni censuarie. E come sempre rimbalzano le voci più terroristiche, perché dovrebbe portare a valori immobiliari moltiplicati fino a dieci volte – rispetto ai valori attuali. Sul tema l’unica cosa certa è che le voci peggiori non hanno mai retto alla prova della realtà – e a questo bisogna aggiungere anche il fatto che la legge che ha dato il via al processo, ha stabilito che il carico fiscale a seguito di questa riforma, non dovrà aumentare.

I nuovi aggravi per ora sono solo timori, mentre quello che dovrebbe essere certo è che il nuovo sistema mostrerà una maggiore equità nella definizione del valore delle abitazioni. In ogni caso la riforma vedrà i suoi effetti solo tra qualche anno, ci vuole tempo per effettuare una ricognizione relativa a 63 milioni di unità immobiliari – anche se si procede con un metodo a campione.

Cosa è successo dove è stata già fatta una revisione del catasto, ovvero a Roma e Milano? Si è osservato un aumento dei valori medi di mercato del 35%, con un correlato aumento di Imu e Tasi del  120%. Secondo le stime della società Normisma, la città, tra quelle esaminate, più penalizzata, sarebbe Messina, che subirebbe un aumento del 221% per quanto riguarda Imu e Tasi, e del 367% per l’imposta di registro da versare in caso di compravendita. Secondo le stime, la città meno colpita dal cambiamento sarebbe Torino, con un aumento dell’Imu e Tasi del 16%.

Una novità di cui non si era sentito parlare prima è che il nuovo catasto dovrebbe prendere in considerazione anche fattori come l’impatto che ogni fabbricato produce sul territorio e sull’ambiente – ci sarà insomma anche un vero e proprio “Eco Catasto“.

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