Il premier greco ha fatto un’altra puntata, come si direbbe tra i pokeristi. Ha cioè annunciato che ci sarà un referendum a fine anno sul piano di aiuti da 110 miliardi.La mossa di Papandreou è arrivata inaspettata, convocare un referendum sugli aiuti è una specie di suicidio politico, ma chi cerca di capire le ragioni di questo passo, riesce ancora a dare una spiegazione.

La Grecia rischia il tracollo finanziario, il cosiddetto default e adesso il rischio di contagio sembra essere una realtà all’orizzonte che impensierisce le altre economie dell’Eurozona. Per questo Papandreou ha approfittato del momento per consolidare la sua posizione.

Finora ha negoziato l’erogazione dei fondi con Bce, Ue e Fmi. È riuscito a convincere tutti che il paese ce la può fare adottando delle misure votate in parlamento da una maggioranza ridotta all’osso.

Forse è proprio questo ad impensierire il leader socialista, il fatto che a votare il piano di austerity siano rimasti 154 deputati su 300.

Se oggi chiedesse al suo popolo di votare nel referendum, più della metà dei votanti esprimerebbe un voto contrario alla manovra economica della Grecia.

Ma se il referendum, come dicono, arriverà con l’anno nuovo, quando anche l’ultima tranche di aiuti sarà praticamente finita, allora anche la popolazione potrebbe appoggiare le scelte di Papandreou.