L’Irlanda come molti altri paesi, hanno sempre mal digerito l’adeguamento al patto fiscale dell’Unione. L’Irlanda in particolare ha sempre proposto ai suoi cittadini un referendum per avviare la ratifica delle disposizioni condivise dai leader dell’Unione.

L’Irlanda ha bocciato per due volte e rimandato al mittente i trattati europei, che in barba all’ufficialità delle disposizioni, sono stati sottoposti ad una consultazione popolare. Salvo poi tornare sui propri passi a distanza di qualche mese.

Una procedura che è andata in porto per due volte a Dublino, determinando un rallentamento delle operazioni di ratifica. Ancora una volta però l’Irlanda si è trovata davanti ad un bivio ed ha tentato di ripetersi. Adesso in gioco c’è il Patto fiscale europeo deciso in modo “assembleare” dai paesi dell’Unione.

Il governo di Dublino ha manifestato la volontà di chiamare il popolo alle urne per chiedere un parere proprio su questo argomento.

In Parlamento l’annuncio è stato dato dal primo ministro Enda Kenny che ha spiegato tutto il processo di approvazione del Patto Fiscale. Al momento l’Attorney General che rappresenta il principale consulente legate del governo, ha concluso la ratifica.

Adesso manca il voto pubblico. In passato erano stati sottoposti all’approvazione popolare il trattato di Nizza del 20o1 e il trattato di Lisbona del 2008. Il sentimento antieuropeo è stato sedato con due votazioni.