Nuova puntata del redditometro. Quello che è stato per molto tempo lo spauracchio di tutti i contribuenti, dopo la sua modifica impostata con il decreto Salva Italia del governo Monti (che ha fatto nascere tra le altre cose anche la tanto vituperata anagrafe dei conti correnti) – per capirlo basterebbe guardare su un blog economico, la media dei post dedicati all’argomento dalla fine del 2012 a quasi tutto il 2013 – è ritornato ad essere uno dei tanti argomenti trattati nelle pagine di economia di siti e giornali.

Anche noi non siamo diversi dagli altri. Ne scriviamo oggi, perché negli ultimi tempi è uscita fuori una notizia che potrebbe avere un certo interesse per contribuenti che domani potrebbero trovarsi davanti ad un contenzioso con l’Agenzia delle Entrate. Una sentenza recente della Commissione Tributaria Provinciale di Firenze ha dato torto al Fisco, stabilendo che nelle procedure di accertamento che partono dall’allarme lanciato dal Redditometro, il Fisco deve tenere conto anche del reddito complessivo del nucleo familiare per stabilire se il livello delle spese effettuate sia congruo rispetto ai redditi presenti in dichiarazione.

Questa notizia deve essere correlata con le sentenze della corte di Cassazione, che in più occasioni ha stabilito che bisogna portare la prova che  sono state utilizzate risorse provenienti dal reddito di altri familiari per effettuare  determinate spese. Il nostro consiglio quindi è quello di conservare la prova dei soldi versati sul proprio conto corrente – facendo quindi, per esempio, una fotocopia dell’assegno bancario o conservando una copia della contabile del bonifico. Considerate poi che come componenti del nucleo familiare possono essere considerati solo i coniugi ed i figli conviventi – in particolare se minori. Il Fisco ed il diritto non considerano le famiglie allargate, ma solo quelle che vivono sotto lo stesso tetto.

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