La lotta all’evasione fiscale doveva essere il caposaldo della nostra economia e s’era detto che nelle mani del legislatore e dell’erario ci sarebbero stati due nuovi strumenti tutti da perfezionare: il redditometro e lo spesometro. Il nuovo redditometro doveva essere pronto entro giugno. 

Il redditometro che l’amministrazione finanziaria ha tanto promosso, doveva vedere la luce in questa stagione dichiarativa, in particolare doveva intervenire nei controlli relativi alla presentazione del 730 e dell’Unico. I contribuenti tenuti alla presentazione di questo secondo modello, tra l’altro, hanno ancora qualche giorno.

Ma di fatto anche questa stagione dichiarativa non sarà segnata dall’intervento dei controllori dell’Agenzia delle Entrate che invece avrebbero potuto sfruttarlo per stabilire la congruità tra il tenore di vita di alcuni cittadini e i redditi da loro portati in dichiarazione.

Stupisce il ritardo perché per definire il redditometro sono state impiegate parecchie risorse umane ed economiche. Tre anni di lavoro per definire un algoritmo in grado di calcolare in modo affidabile il “tenore di vita” plausibile in base alla categoria contributiva.

Il redditometro avrebbe dato il via ad una serie di controlli mirati qualora tra il reddito presunto e quello dichiarato ci fosse stato uno scollamento superiore al 20%.

Ormai il redditometro manca da due anni, di fatto però, una volta in campo, sarà adeguato per l’applicazione ai redditi del periodo d’imposta tra il 2009 e il 2014.