“Il redditometro non è il Grande Fratello fiscale”. Lo dice dalle pagine de La Stampa la direttrice dell’Agenzia delle entrate del Piemonte, Rossella Orlandi, una delle tante voci ufficiali provenienti dal fisco italiano che si è sentita in dovere di rispondere alle preoccupazioni dei contribuenti che in questi giorni sono fioccate. E a sorpresa, dal vice di Attilio BeferaMarco Capua – arriva la speranza di una franchigia da 1000 euro al mese per le spese da considerare “normali”, oltre lo scostamento del 20% tra uscite ed entrare dei contribuenti che, secondo la legge, è la prima spia che mette in sospetto il fisco e dà il via agli accertamenti.

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 4 gennaio e operativo da marzo, lo strumento di rilevazione degli scostamenti tra spese e redditi dei cittadini italiani è stato subito respinto da una corale levata di scudi, soprattutto da parte di quegli onesti cittadini che hanno espresso il loro timore di vedersi controllare ogni singola spesa e magari di trovarsi a pagare per piccole sviste fiscali mentre i grossi evasori, come sempre, la fanno franca.

Ma uno spiraglio di speranza ora sembra aprirsi: l’effettiva modalità dell’applicazione del Redditometro sarà subordinata alla pubblicazione di una circolare che, secondo Capua, è ancora da “pensare e scrivere”, e che probabilmente prevedrà una franchigia per scostamenti spesa-reddito fino a 1000 euro al mese prima di far scattare i controlli. In questo modo la percentuale di “controllati” dovrebbe essere veramente minima, meno dello 0,1% dei contribuenti, e riguarderà solo coloro che, per dirla con Marco Capua, mostreranno percentuali di “evasione spudorata”, oppure i “finti poveri”.

Ecco dunque che la bomba del redditometro, che i protagonisti delle prossime elezioni 2013 si rimbalzano come una patata bollente, è ridotta a una semplice arma spuntata che colpirà poco più di 35 mila italiani.

Del resto anche le informazioni a disposizione del fisco saranno da maneggiare con cautela. No all’uso indiscriminato di informazioni non verificate, è stato l’appello venuto dalla Corte dei Conti. Ma in effetti ogni spesa rilevante – oltre i 3600 euro – è registrata alle anagrafi tributarie, che grazie all’evoluzione informatica degli ultimi anni sono facilmente consultabili. Il resto può farlo il comune cittadino usando un po’ di buonsenso e conservando ricevute, assegni, bonifici ed estratti conto relativi a donazioni, spese di terzi e spese straordinarie per evitare guai col fisco.

Ma c’è chi protesta riguardo a questo aspetto: è Adiconsum chiede che la normativa sul redditometro venga rivista, eliminando quelle storture che rischiano di penalizzare i contribuenti. “Non è possibile – dichiara Pietro Giordano, segretario generale di Adiconsum - che si chieda retroattivamente alle famiglie la conservazione delle ricevute e delle fatture dal 2009, equiparando la contabilità familiare alla contabilità aziendale, così come non è possibile che l’onere della prova sia a carico del consumatore e non dello Stato. Vista l’enorme mole di dati in possesso dello Stato, compreso l’accesso ai conti correnti personali – conclude Giordano –  oggi sono possibili tutti i controlli per colpire duramente i veri evasori fiscali e non accanirsi su chi, magari dopo 30 anni di sacrifici, si è permesso una vacanza di 3.000 euro”.