Il redditometro è legge dallo scorso 4 gennaio, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. In base alla legge, l’agenzia delle entrate potrà convocare per chiedere chiarimenti qualsiasi contribuente presenti una incoerenza tra le spese effettuate nell’anno e i redditi percepiti che superi il 20%. Come documentazione delle spese e dei redditi percepiti si dovranno presentare quante più tracce scritte possibili, utili per risalire all’esatta posizione reddituale: l’onere di provare di essere un cittadino onesto ricade infatti sul cittadino stesso.

Ecco i consigli del consulente fiscale Eugenio Magno per non incorrere in fastidi con il fisco.

1. Tracciare sempre ogni reddito percepito, comprese le donazioni. E’ vero che i regali sono esentasse e quindi senza obbligo di dichiarazione al fisco, ma utilizzare metodi tracciabili, come assegni o bonifici, con tanto di causale, è un modo per fare un regalo che un domani non rechi danno a chi lo riceve.

2. Fitto figurativo. Si registra solo in alcune circostanze indicate in un’apposita tabella predisposta dall’agenzia delle entrate, e viene conteggiato tra le spese del contribuente solo nel caso in cui questi abiti a titolo gratuito in una casa di proprietà di parenti o affini e non paghi di fatto l’affitto che, se la casa non fosse sua, dovrebbe pagare. La giustificazione del fitto figurativo tra le spese del redditometro sta nel fatto che si tratta di una situazione senza scambio di denaro, ma c’è un beneficio sotto forma di uso gratuito che è meglio registrare. Se la casa invece è di proprietà di chi vi abita, non si calcola alcun fitto figurativo, ma tra le spese del redditometro rientrano comunque le spese e le imposte che gravitano intorno all’immobile (mutui, spese di gestione ecc ecc).

3. Collaborare col fisco. Dal redditometro non ci si difende. I cittadini che devono aspettarsi di essere sottoposti a controllo fiscale almeno una volta nella vita L’unico consiglio da dare è cercare di prepararsi con buon senso a questa eventualità. Per spese importanti ed eventuali prestiti è meglio fare un atto di debito con causale: non c’è bisogno del notaio, basta scriverlo su un foglio, poi apporre un francobollo e farselo timbrare all’ufficio postale più vicino. Il timbro della posta farà fede della data dell’atto, e nessun agente del fisco potrà dubitare che quel documento sia stato preparato in fretta e furia il giorno prima di presentarsi al controllo. Per le spese correnti, è impossibile – e non è nemmeno richiesto – conservare ogni singolo scontrino. Meglio quindi affidarsi al denaro elettronico, che lascia sempre traccia e può evitare fastidi in futuro.