Ci avviciniamo alla fine del 2014, e questo significa per l’Agenzia delle Entrate che potrà fare controlli sul periodo d’imposta 2009 solo fino al 31 dicembre di quest’anno. Questo dato di fatto sta provocando un’accelerazione degli uffici locali del Fisco. Tutto nella norma se non fosse che questa precipitazione rischia di travolgere il confronto con il contribuente, che il garante della privacy – e la legge – aveva pensato come base del nuovo redditometro.

Secondo la denuncia de Il Sole 24 Ore, alcuni uffici locali starebbero inviando verbali di contraddittorio relativamente al famigerato redditometro, in cui si affermerebbe che si intende arrivare all’”emissione comunque dell’avviso di accertamento“. In pratica, quindi il procedimento si concluderebbe comunque con un atto di contestazione di un’evasione fiscale e quindi con la contestazione di maggiori imposte da pagare a prescindere dal fatto se il contribuente ha spiegato con le dovute pezze di appoggio la ragione della differenza tra spese sostenute e reddito dichiarato.

A quanto sembra questa pratica non sarebbe comune a tutti gli uffici, contravvenendo quindi al quadro normativo complessivo, che prevedeva per il nuovo redditometro una maggiore parità tra fisco e contribuente – oltre ad evitare degli accertamenti parzialmente o totalmente infondati, che avrebbero portato contenziosi lunghi e dall’esito incerto.

Se vi ricordate bene, il nuovo redditometro prevederebbe addirittura un doppio contraddittorio. Il primo dovrebbe avvenire in seguito alla selezione effettuata con il redditometro, mentre il secondo dovrebbe scattare nel caso in cui le prime spiegazioni non venissero ritenute sufficienti e comunque prima di giungere alla fase dell’accertamento di adesione. E per limitare il potere del Fisco, il Garante della privacy, con la circolare 6/E/2014 ha cancellato il ricorso ai valori medi Istat anche nella fase del confronto con il contribuente già selezionato attraverso il redditometro.

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