L’Agenzia delle Entrate ha già iniziato a passare al setaccio i dati dei contribuenti italiani – si parla di un’incrocio dei dati tra l’anagrafe dei conti correnti e le altre 129 banche dati sotto il suo controllo, oltre che a quanto contenuto nella dichiarazione dei redditi – che attraverso il nuovo redditometro, dovrebbe portare a scovare nuovi evasori.

Il Fisco sarebbe già in possesso delle prime liste di contribuenti che avrebbero superato nettamente il limite del 20% tra le entrate dichiarate e le uscite registrate. Non c’è ancora una data precisa in cui si prevede che l’Agenzia delle Entrate invii i 35-40.000 questionari di verifica fiscale, il primo passo del processo che potrebbe portare al vero e proprio contenzioso.

Bisogna infatti ricordarsi che i potenziali evasori riceveranno in prima battuta i questionari di cui sopra – ovvero il mezzo con cui spiegheranno la differenza tra redditi e spese. Se queste informazioni non dovessero essere considerate sufficienti, si aprirebbe una fase due, in cui utilizzando le spese medie Istat, un funzionario stabilirebbe il maggior reddito accertabile (e ovviamente il surplus di imposte da pagare). Se il contribuente non dovesse aderire a questa proposta di adesione si arriverebbe all’avviso di accertamento ed al contenzioso.

Ricordiamo che secondo il direttore delle Agenzie delle entrate Attilio Befera, almeno in questa prima fase, dovrebbero finire sotto la lente di ingrandimento del Fisco solo i casi più eclatanti di differenza tra reddito e spese. Tradotto in soldoni si tratterebbe delle discrepanze superiori ai centomila euro.

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