La battaglia giudiziaria sul nuovo redditometro per ora pende a favore delle Entrate.
Il Tribunale di Napoli, accogliendo il reclamo proposto dall’agenzia delle Entrate, ha infatti annullato l’ordinanza pronunciata nello scorso febbraio dalla sezione staccata di Pozzuoli con la quale si metteva in forte discussione il nuovo strumento del Fisco in nome della tutela della riservatezza del contribuente.

La sentenza. Il Tribunale di Napoli, nell’ordinanza di revoca, datata 11 luglio 2013, ha dichiarato l’inammissibilità dell’ordinanza della sezione di Pozzuoli contro il Dm del 24 dicembre 2012, sottolineando che l’oggetto della controversia era costituito esclusivamente dalla presunta illegittimità nel trattamento dei dati personali del contribuente. I magistrati del capoluogo campano, ancora, hanno poi specificato che le impugnazioni del decreto ministeriale sul nuovo redditometro sarebbero dovute andare a finire davanti al giudice amministrativo, sottolineando che davanti alle commissioni tributarie sarebbero impugnabili gli atti in materia fiscale anche quando la controversia presa in considerazione coinvolga diritti fondamentali della persona.

Privacy e controlli fiscali. Nell’ordinanza pronunciata lo scorso febbraio dalla magistratura puteolana era stato messo in evidenza come il redditometro possa invadere in modo deciso la sfera privata del cittadino a seguito del ricorso di un pensionato: il cittadino, infatti, aveva segnalato come attraverso il monitoraggio delle spese possa risalirsi anche ad aspetti molto privati della sfera individuale del singolo cittadino, comprese anche le spese per cure mediche. Il magistrato incaricato aveva accolto, di conseguenza, le ragioni del ricorrente con una sentenza che ha fatto e farà molto discutere, nonostante la decisione del Tribunale di Napoli dello scorso 11 luglio e circolata ieri sul Sole24Ore.