Sollevati i primi dubbi di legittimità costituzionale del nuovo strumento di accertamento sintetico del reddito: a partire con i ricorsi c’ha pensato l’Adusbef, l’associazione dei consumatori, che evidenzia come il nuovo redditometro violi gli articoli 3, 24 e 53 della Costituzione e dello Statuto dei diritti del contribuente. Le principali obiezioni al  nuovo redditometro vertono soprattutto sull’onere della prova di discolparsi e giustificarsi per eventuali spese eccedenti il 20% del reddito dichiarato a carico del contribuente e sulla retroattività dello stesso strumento, che si applica su redditi risalenti al 2009.
L’onere, sottolinea l’Adusbef, “in qualsiasi civiltà giuridica dovrebbe essere posto in capo all’amministrazione pubblica, la quale dispone di strumenti invasivi e di accesso ai conti correnti bancari e postali, non c’entra nulla con la lotta all’evasione, assomigliando a uno strumento coercitivo teso a terrorizzare i contribuenti onesti piuttosto che gli evasori“. “Numerose pronunce consolidate di Cassazione, che fornisce nuovi chiarimenti sui controlli fiscali del nuovo redditometro, – ha ricordato il presidente Elio Lannutti -  hanno stabilito che in merito al redditometro, è il Fisco a dover provare l’incoerenza del reddito in ordine alla presunzione semplice dell’accertamento sintetico, essendo lo stesso redditometro uno strumento di accertamento sintetico che permette al Fisco di formulare solo una presunzione semplice non una presunzione legale, e quindi non può scaricare l’onere della prova sulle spalle del contribuente, stabilendo la Corte che non è il contribuente a doversi difendere sulla base dell’accertamento da redditometro, come previsto dalla nuova legge, ma è il Fisco a dover provare l’incompatibilità del reddito dichiarato con spese effettuate e tenore di vita”.
Per quanto riguarda l’altro profilo di incostituzionalità, l’associazione dei consumatori mette sotto accusa l’articolo 1, primo comma, del decreto ministeriale sul redditometro 2013, le cui disposizioni trovano applicazione per la determinazione sintetica dei redditi e dei maggiori redditi relativi agli anni d’imposta a decorrere dal 2009. Ciò sottende, per Adusbef, la retroattività del nuovo strumento di accertamento sintetico del reddito delle persone fisiche, in contrasto con quanto affermato nell’articolo 3, primo comma, della legge n. 212/2000, in base al quale le disposizioni tributarie non hanno effetto retroattivo.

photo credit: SiciliaToday via photopin cc