Più o meno è passato un anno da quando il governo Monti, nel dicembre dell’anno passato, varava il decreto con cui veniva dato il via libera finale al nuovo redditometro. E il nuovo strumento che avrebbe dovuto sterminare gli evasori continua a restare n panchina. L’Agenzia delle Entrate sta ancora studiando i rilievi del Garante della Privacy .

Come racconta anche Il Sole 24 Ore, al centro dell’analisi del Fisco italiano ci sarebbero le criticità nell’utilizzo delle spese medie Istat, evidenziate dall’Authority sulla privacy, per il rischio che possano insorgere contenziosi sull’utilizzo di questi dati.

Il problema è che – a quanto sembra – l’utilizzo di queste spese sarebbe centrale nel dispositivo preparato dal Fisco, visto che in modo molto semplice permetterebbe di attribuire ad ogni nucleo familiare, in assenza di dati certi, una spesa di circa 900 euro al mese.

Resta quindi la necessità di trovare un compromesso tra quanto prevede il decreto attuativo – che tiene in considerazione le spese medie Istat – e l’Authority sulla privacy – che invece le escluderebbe… Vedremo i progressi. Intanto il nuovo redditometro continua ad essere solo un argomento di discussione. Quanto tempo è passato da quando si è iniziato a parlare di questo nuovo spauracchio? 

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