Redditometro 2013: dieci miti da sfatare (prima parte)

6) L’Agenzia delle Entrate non è un “Grande fratello” fiscale perché disponde di 128 banche dati, ma come ha evidenziato nella passata legislatura la  commissione parlamentare di vigilanza sull’Anagrafe tributaria, questi database del Fisco fanno molta fatica a comunicare tra loro in quanto i dati immessi sono disomogenei – e in alcuni casi i database hanno informazioni redatte con linguaggi diversi. Uno degli innumerevoli paradossi della Pubblica Amministrazione.

7) Non è vero che con il redditometro l’onere della prova spetta al contribuente. Sono sullo stesso piano del Fisco, che deve provare e motivare ciò che chiede.

8) Per gli acquisti di beni immobili come la casa, il redditometro considera gli investimenti e disinvestimenti degli ultimi quattro anni e comunque il contribuente ha la possibilità di dimostrare da dove arrivano le risorse che gli hanno permesso di acquistare la casa – per esempio mostrando i bonifici che ha ricevuto dai genitori o dai suoceri…

9) le cosiddette spese calcolate su medie Istat non entrano in gioco nel momento dell’esame dei contribuenti per stabilire chi sottoporre ai controlli. Verranno utilizzati dall’Agenzia delle Entrate solo se si arriverà al contenzioso vero e proprio.

10) La tracciabilità dei pagamenti potrebbe rappresentare anche un fatto positivo, ovvero potrebbe servire a dimostrare e contestualizzare i propri movimenti bancari in caso di controlli con il redditometro.

Io a tutto aggiungerei anche quello che ha scritto la Cgia di Mestre, che prevede un aumento del gettito, a seguito dell’introduzione del redditometro, pari a 815 milioni di euro. Solo 100 verrebbero dall’attività di accertamento, il resto sarebbe il risultato di un aumento dell’autotassazione…

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