Per i pochi che non lo sanno, il reddito minimo garantito è una forma di integrazione che prevedono tutti gli stati europei tranne l’Italia e la Grecia che riguarda normalmente tutti i residenti di un paese che si trovano al di sotto della soglia della povertà.

Il reddito di cittadinanza è o sarebbe una cosa diversa: in questo caso si tratterebbe di una prestazione che verrebbe erogata a chi è cittadino di un certo paese,  senza distinzioni in termini di lavoro, patrimonio o reddito.

Al di là degli slogan usati, anche il reddito di cui vagamente parlano i cinque stelle è un reddito minimo sul modello europeo e non un reddito di cittadinanza per una semplice questione di costi: secondo le stime de Lavoce.info dare a tutti i cittadini italiani maggiorenni un reddito di 500 euro mensili costerebbe 300 miliardi di euro, ovvero quasi il 20% del Pil…

Il maxiemendamento della maggioranza ha iniziato ad introdurre anche in Italia una forma di sostegno al reddito, che nella forma italiana si chiamerà Sia, ovvero Sostegno per l’inclusione attiva. Questa misura è stata studiata, ideata e proposta da un gruppo di lavoro creato dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali il 13 giugno 2013.

Il gruppo è guidato da Maria Cecilia Guerra, viceministro e senatrice Pd. Il Sia a regime avrebbe un costo stimato sui sette miliardi di euro, e secondo cifra, sostengono i relatori, permetterebbe a tutte le famiglie italiane di uscire dalla soglia di povertà assoluta.

Piccolo ma significativo particolare: per ora sul tema sono stati stanziati 120 milioni  in tre anni… Soldi che arriveranno dai contributi di solidarietà delle pensioni d’oro. Il prelievo progressivo sarà pari al 6% sopra i 90.000 euro, al 12% sopra i 128.000 e al 18%  sopra i 193.000 euro.

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