Era un cavallo di battaglia della campagna elettorale di Beppe Grillo e del Movimento 5 Stelle: il reddito di cittadinanza per tutti i non occupati tra i 18 ed i 64 anni di età. 800-1000 euro per tre anni che non verrebbero più erogati solo se il “cittadino” rifiutasse nel frattempo le offerte di lavoro che gli dovessero arrivare dai centri per l’impiego. Una misura che costerebbe allo Stato almeno un centinaio di miliardi di euro.

Per ora sul tema non ci sono proposte di legge dei grillini, che sono stati battuti sul tempo dal Democratici. Il PD ha depositato una versione low cost sul tema. Si tratta di un sussidio di 500 euro al mese in favore di disoccupati, inoccupati e precari con un reddito annuo inferiore ai 6.800 euro.

L’idea sarebbe quella di affiancare agli altri ammortizzatori sociali un nuovo strumento – che del resto esiste in tutta Europa meno Italia, Grecia ed Ungheria. La durata dovrebbe essere in via sperimentale di due anni e sei mesi. E dovrebbe andare in via prioritaria nelle regioni con maggiore disoccupazione. A finanziarlo dovrebbero essere lo Stato e le Regioni in parti uguali.

Se nel frattempo il beneficiario troverà un lavoro o svolgerà un’attività imprenditoriale, perderà il diritto al sussidio – nel caso di attività di impresa si ipotizza di trasformare il sussidio in una sorta di salario. Tutto questo dovrebbe costare un paio di miliardi all’anno che dovrebbero arrivare dai proventi di lotterie e giochi.

Sarebbe qualcosa – i beneficiari sarebbero 400.000 – ma non abbastanza visto che solo in Campania i poveri sarebbero più di 400.000.

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