Tra 2008 e 2009 la caduta dei redditi ha raggiunto il 4%, mentre nel decennio appena trascorso la propensione al risparmio delle famiglie italiane è calata dal 16% del reddito disponibile all’inizio del 2008 al 12% nel 2011. Sono alcuni dei punti emersi da un presentazione tenuta ieri da Anna Maria Tarantola, vice direttore generale della Banca d’Italia e riassunti nello studio “Le famiglie italiane nella crisi”.

La famiglia diventa ammortizzatore sociale

Non sono stati gli unici punti caldi affrontati dallo studio. Il 22% delle famiglie italiane ha redditi insufficienti e solo il sostegno della famiglia permette a mezzo milione di giovani di fare fronte alla mancanza di lavoro. La ricchezza accumulata è stata così in parte utilizzata per affrontare le difficoltà economiche e la famiglia ha assunto il ruolo di ammortizzatore. Secondo la Banca d’Italia nella tarda primavera del 2009 circa 480mila famiglie hanno sostenuto un figlio convivente che ha perso il lavoro nei 12 mesi precedenti.

I dati dell’Indagine sui bilanci delle famiglie, condotta dalla Banca d’Italia, evidenziano che la caduta del tasso di risparmio successiva alla crisi è stata molto forte per le famiglie con un capofamiglia con meno di 35 anni e per quelle appartenenti al quarto della popolazione che ha i redditi più bassi. Per queste ultime il tasso di risparmio medio è divenuto nel 2010 sostanzialmente nullo, come durante la recessione del 1992-93. Secondo i dati dell’Indagine, la crisi avrebbe anche comportato nel 2010 un aumento al 22 per cento della quota di famiglie che hanno un reddito insufficiente a coprire i consumi; per quelle a basso reddito la quota sale a più del doppio. In queste situazioni diviene fondamentale la possibilità di utilizzare la ricchezza accumulata, finanziaria e reale. In media, le famiglie italiane appaiono ricche nel confronto internazionale: la loro ricchezza netta nel 2010 era pari a 8 volte il reddito, un rapporto in linea con quelli della Francia e del Regno Unito, ma significativamente superiore a quelli della Germania e degli Stati Uniti. La distribuzione della ricchezza non è però omogenea. La ricchezza è più concentrata del reddito, anche se non in misura superiore agli altri 7 principali paesi avanzati. Nel 2010 quasi la metà della ricchezza netta era detenuta dalle famiglie del decimo più ricco. Per contro, la metà più povera delle famiglie possedeva poco più di un decimo della ricchezza totale. I nuclei con un capofamiglia di età inferiore ai 35 anni ne possedevano solo il 5 per cento, pur rappresentando più del 10 per cento delle famiglie. Il grado di concentrazione della ricchezza presso le famiglie più agiate, dopo essere aumentato nel corso degli anni novanta, è rimasto sostanzialmente invariato per buona parte dell’ultimo decennio salvo poi aumentare di circa 2 punti con la crisi.