Tanti dubbi sulla crescita dell’Eurozona, con la ripresa italiana che diventa sempre più discutibile.
L’Ocse, nell’ultimo Rapporto economico, solleva molte perplessità sulla crescita dell’area euro, riducendo le stime sulla ripresa dell’economia italiana, frenata da recessione e deflazione.
Per l’intera Eurozona, si legge nell’Outlook intermedio (un aggiornamento della situazione economica tra gli outlook semestrali), la crescita attesa è stata ridotta da +1,2% a +0,8% per quest’anno e da +1,7% a +1,1% per il prossimo, mentre per la Germania il Pil è previsto in crescita dell’1,5% sia nel 2014 (dall’1,9% delle stime di maggio), sia nel 2015 (dal precedente +2,1%).
Per quanto riguarda l’Italia, unico Paese in recessione tra i big secondo l’aggiornamento Ocse, per il 2014 le aspettative sono ora per un calo del Prodotto interno lordo dello 0,4%, contro il +0,5% previsto dal report semestrale di maggio, mentre per il 2016 le stime adesso parlano di un risicato +0,1% dal +1,1% fissato in primavera.

Un’altra tegola sul Vecchio Continente, dunque, che si ritrova a scongiurare l’incubo deflazione proprio quando, secondo le previsioni dello scorso anno, avrebbe dovuto riprendere a crescere, lasciandosi dietro definitivamente la crisi iniziata nell’ormai lontano 2008, e un’altra stroncatura per l’Italia, troppo lenta nel reagire, paralizzata com’è da problematiche ormai storiche che la stagnazione economica e la speculazione internazionale hanno messo inesorabilmente a nudo.
“Mentre la ripresa in alcune economie periferiche è incoraggiante – scrive l’Organizzazione internazionale con sede a Parigi -, altri Paesi fronteggiano ancora sfide strutturali e di bilancio, insieme al peso di un alto debito”.
La crescita dell’Eurozona resta per ora “frenata”, mentre, viceversa, la ripresa “è solida” negli Usa, si sta irrobustendo in India ed è in linea con le aspettative in Cina e Giappone.
Oltre alla bassa inflazione di lungo periodo, specifica l’analisi, sull’Europa iniziano a pesare sul serio i rischi geopolitici, accentuatisi negli ultimi mesi con le rappresaglie in Ucraina e Medio Oriente, senza dimenticare l’incertezza dell’esito del referendum sull’indipendenza della Scozia.