La ripresa dell’Eurozona avviene a ritmo moderato e in modo disomogeneo tra i vari Paesi membri e l’inasprimento dei rischi geopolitici può ulteriormente rallentarla.
Qualora necessario, per sostenere la crescita il consiglio della Bce è unanimemente deciso a ricorrere anche a misure non convenzionali e gli interventi di Francoforte spingeranno l’inflazione verso la quota obiettivo del 2%.
È quanto ha riferito ieri il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, alla riunione di agosto dell’Eurotower, confermando le aspettative positive per le misure adottate a giugno, vale a dire le iniezioni di liquidità finalizzate ai prestiti alle aziende (Tltro) che diventeranno operative da settembre, e l’idea di preparare eventuali acquisti di Abs, i derivati sui prestiti alle imprese.

Per i Paesi dell’area euro è arrivato ormai il momento di “cedere sovranità” all’Ue per intensificare le riforme strutturali ed evitare di “disfare i progressi fatti nel consolidamento di bilancio”, ha riferito ieri Mario Draghi.
“I Paesi che hanno fatto programmi convincenti di riforma strutturale stanno andando meglio, molto meglio di quelli che non lo hanno fatto o lo hanno fatto in maniera insufficiente”, ha aggiunto, e se lo scenario inflazionistico di medio-lungo termine dovesse deteriorarsi la Bce potrebbe utilizzare misure non convenzionali, compreso il ‘quantitative easing’, l’acquisto di titoli su larga scala.
Per quanto riguarda i dati Istat sulla mancata crescita dell’Italia, ben al di sotto delle peggiori stime, “una delle cause del basso Pil italiano – ha spiegato il numero uno della Banca centrale – è il contratto livello degli investimenti privati”, “dovuto anche all’incertezza sulle riforme, un freno molto potente che scoraggia gli impieghi”.

Nella seduta di ieri il consiglio direttivo ha lasciato invariato il tasso principale allo 0,15%, quello sui prestiti marginali allo 0,40% e quello sui depositi a -0,10%.