È ufficiale: l’Unione europea ha chiuso la procedura d’infrazione per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia.
Dopo quattro anni di ‘purgatorio’ finanziario, i sacrifici degli italiani e il rigore impostato dall’Ue e dal governo Monti hanno prodotto i loro primi frutti, anche se Bruxelles ha avvertito che il debito elevatissimo e la mancanza di riforme per la crescita impediscono di allentare la guardia sui conti pubblici. Proprio per questo, con la chiusura della procedura ieri la Commissione ha dispensato sei raccomandazioni per fronteggiare quelle criticità che hanno decretato la perdita di competitività e quote di mercato del ‘sistema Italia’, sottolineando che senza recuperare punti di Pil i margini per nuovi interventi di spesa pubblica rimarranno comunque ridottissimi (mezzo punto è già stato assorbito dai rimborsi alle imprese).

Sacrifici passati e futuri. Per il premier Enrico Letta l’uscita dalla procedura premia i sacrifici sostenuti dagli italiani e riconosce l’importanza degli interventi portati avanti da Mario Monti, con i quali il disavanzo è sceso al 2,9%. Ora lo sforzo, ha ricordato Letta, sarà tenerlo sotto la soglia del 3%, principio ribadito dalla prima raccomandazione della Commissione, che fissa come obiettivi di medio termine (dal 2014) il “pareggio strutturale del bilancio” e l’impostazione di una “riduzione regolaredel debito.
Per recuperare competitività, poi, l’Ue chiede all’Italia di sburocratizzare la Pa e riformare la giustizia civile, i cui problemi stanno gravando eccessivamente su cittadini e imprese, completare la riforma del lavoro, così da incentivare l’ingresso di giovani e donne (e laureati), rivisitare il sistema scolastico e intervenire sul sistema bancario, sulle liberalizzazioni e sul Fisco, “struttura complessa che grava su lavoro e capitale” e che andrebbe semplificata e spostata invece su consumi e immobili.

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