Quante imprese abbiamo perso a causa della crisi? Secondo il centro studi della Confindustria, tra il 2009 ed il 2012, hanno chiuso i battenti 55.000 imprese. L’effetto congiunto tra aperture e chiusure è stato – tra il 2007 ed il 2012 – pari a 32.000 unità – in percentuale siamo ad un decremento dell’8,3%. Secondo l’organizzazione imprenditoriale siamo ad una perdita di potenziale manufatturiero nell’ordine del 15%, “con una punta del 40% negli autoveicoli e cali di almeno un quinto in 14 settori su 22. In Germania, invece, il potenziale è salito (+2,2%), anche se con alta varianza settoriale. In condizioni analoghe a quelle italiane versano le industrie francesi e spagnole”.

Tra i settori che se la passano peggio ci sono il tessile, la pelletteria e il farmaceutico.  Nonostante i dati drammatici, il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi sottolinea come l’Italia resti “la settima potenza industriale”, anche se “la sua base produttiva è messa a rischio dalla profondità e dalla durata del calo della domanda”.

Per questo le imprese chiedono alla politica italiana delle misure choc per l’economia. Si tratta di cinque punti che fanno riferimento al “progetto per l’Italia già presentato da Confindustria“. La madre di tutte le riforme è considerata la sburocratizzazione – obiettivo più facilmente raggiungibile perché richiede solo un po’ di buona volontà…

Bisogna poi agire sul costo del lavoro ed avere un “fisco più leggero“: l’obiettivo finale è avere un taglio di 11 punti del cuneo fiscale. Il terzo punto è il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione – sostenendo contemporaneamente l’accesso al credito delle piccole e medie imprese.

Bisogna infine riformare il mercato del lavoro, rendendolo meno inefficiente – su questo punto il mio pensiero è un altre: già oggi un terzo dell’occupazione è precaria… – e favorire investimenti ed  innovazione con il fenomeno del credito d’imposta….

Vedremo ora quale sarà la risposta effettiva della politica.

photo credit: Jorge Franganillo via photopin cc