Trentacinque fallimenti al giorno, tre ogni due ore.
Il ritmo di mortalità delle aziende rilevato nei primi cinque mesi dell’anno è questo: da gennaio a maggio 2013, evidenzia Unioncamere nel suo ultimo rapporto sulla crisi italiana (anticipato ieri da la Stampa), sono fallite infatti 5.334 imprese, duecentottantaquattro in più (+5,6%) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Oltre ai fallimenti, sottolinea l’articolo, crescono anche le domande di concordato, passate da 539 a 904 casi in un solo anno (+68%). A volte, continua l’articolo, “si tratta di un modo per procrastinare situazioni già molto compromesse”, ma spesso “è invece la via breve per serrare i cordoni della borsa” e liberarsi temporaneamente dei creditori che bussano alla porta.
Le imprese falliscono, rileva Unioncamere, per il continuo calo dei consumi e per le difficoltà che molte di esse incontrano nell’entrare nei circuiti dell’export, senza dimenticare, tuttavia, il ruolo ricoperto dai costi sempre più alti che sono costrette a sostenere.
Ma le imprese cessano, ricorda il report, anche perché i clienti, tante volte altre aziende, non pagano. Si arriva a fallire, e tanto, dunque, anche per crediti non riscossi, non solo per debiti. E non solo dallo Stato, riattivatosi da poco su questo fronte, ma anche dai privati.

Una crisi senza distingui territoriali. I settori più colpiti, rileva lo studio Unioncamere, sono le attività manifatturiere (1131 fallimenti), le costruzioni (1.138) e il commercio, sia al dettaglio che all’ingrosso (1.203).
Rilevante, tuttavia, l’aumento del 117,4% delle attività immobiliari (istanze salite da 135 a 250) e quello delle attività di trasporto e magazzinaggio, +49,5% (da 93 a 281 fallimenti).
A fallire sono soprattutto i costruttori edili (680, +67,1%) e le aziende che effettuano lavori di costruzione specialistici (413, +70%), ma non se la passano di certo meglio le attività immobiliari ed i trasportatori (202, +75,7%), i ristoratori (202 fallimenti) ed i fabbricanti di mobili (113 procedure, +91,5%). Per quanto riguarda il settore edile ed immobiliare, ancora, va evidenziato il boom delle domande di concordato: +277,3% per le attività immobiliari, +141,7% per le costruzioni. L’impennata, tuttavia, si è fatta sentire anche nel settore delle industrie alimentari (+222,2%, 29) e nel commercio all’ingrosso (+145,5%, 108).
A livello territoriale, inoltre, è Milano a guidare questa particolare classifica, con il 10% del totale dei fallimenti, 525 nei primi 5 mesi del 2013 (uno in più del 2012), seguita da Roma (466), Napoli (217), Torino (209) e, appaiate, Brescia e Firenze (143), mentre è la Lombardia la regione a registrare il numero più alto di fallimenti (1211, +95), seguita da Lazio (595, +11,4%) e Veneto (454, +11,5%). I rialzi più sostanziosi, tuttavia, sono stati messi a segno in Toscana (+38,2% a quota 441), Calabria (153, +24,4%) ed Emilia Romagna (+15,1% a quota 428).