Ancora allarme Fmi per il Pil e la disoccupazione dell’Italia, con l’instabilità che pesa come un macigno sulla ripresa.
Nel documento redatto dal Fondo monetario internazionale al termine della missione in Italia, illustrato venerdì scorso a Washington, l’Italia scricchiola e preoccupa tutti i partner internazionali.
Il Pil, si legge nell’articolo IV sull’Italia, è crollato del 2,4% nel 2012 ed ha continuato a calare allo stesso ritmo fino alla prima metà di quest’anno, grazie a un “netto calo della domanda interna, crollo della fiducia, compromessi finanziari e stretta creditizia” sui quali il peso dell’instabilità politica e della debolezza del sistema bancario è fin troppo evidente.
La disoccupazione, inoltre, è al 12% e quella giovanile è giunta a toccare il 40%.

Entro fine anno l’Fmi prevede un lieve avanzamento del Prodotto interno lordo italiano, stimato al -1,8%, visto poi in crescita del +0,7% nel 2014, ma evidenzia che la preoccupazione maggiore per i partner internazionali del Belpaese risiede soprattutto nell’instabilità politica e nelle mancate riforme del sistema bancario nazionale, sempre più ridimensionato dalla lunga recessione e dalla correlata stretta creditizia, oltre che dall’esposizione al rischio-Paese attraverso il possesso di titoli di Stato.
La ripresa, sottolinea l’Fmi nel rapporto, passa necessariamente attraverso “riforme strutturali” in quanto “la scarsa crescita dipende da produttività stagnante, imprese in difficoltà e impatto del settore pubblico”. Per l’ultimo aspetto il Fondo reputa tuttavia positive le recenti misure dell’esecutivo italiano, ritenendole “passi importanti per la stabilità fiscale e la realizzazione delle riforme”, ma sottolinea, allo stesso tempo, che questi “segnali di stabilizzazione” convivono con una “disoccupazione ancora alta e una tendenza ad una crescita bassa”.

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