Gli stipendi degli italiani non tengono il passo con l’aumento del costo della vita. Ad evidenziarlo l’Istat, dai cui studi le retribuzioni contrattuali orarie nella media del 2012 sono risultate aumentate solo dell’1,5% rispetto all’anno precedente, la crescita media annua più bassa dal 1983. Altro dato che preoccupa, secondo l’analisi condotta dall’istituto di statistica nazionale, riguarda i tempi dei rinnovi contrattuali, che ormai superano i tre anni, al punto che 32 contratti, di cui 16 nella Pubblica amministrazione scaduti nel 2010, sono ancora in attesa di rinnovo, e oltre 3,7 milioni di lavoratori dipendenti, dei quali circa 3 milioni nel pubblico impiego, ancora ad aspettare l’evento.

Lo stacco dell’inflazione. Nella media dell’anno 2012 la forbice tra l’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie, pari all’1,5%, e l’inflazione, arrivata a +3,0% su base annua, è stata di 1,5 punti percentuali, con un’evidente crescita dei prezzi che ha doppiato quella dei salari: siamo di fronte al maggior divario a sfavore delle retribuzioni dal 1995 ad oggi. “Con riferimento ai principali macrosettori, a dicembre le retribuzioni orarie contrattuali registrano un incremento tendenziale del 2,2% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione”, si legge nel comunicato Istat, secondo il quale i settori che a dicembre hanno fatto segnare gli incrementi tendenziali maggiori sono stati alimentari bevande e tabacco (3,6%), chimico (3,3%), legno, carta e stampa, acqua e servizi di smaltimento rifiuti (3,0%). Nulle, invece, le variazioni per telecomunicazioni e per tutti i comparti della pubblica amministrazione, nella quale vige il blocco delle retribuzioni.
In merito alla dinamica dei rinnovi contrattuali, la rilevazione Istat al 31 dicembre sottolinea che la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è del 28,4% nel totale dell’economia e del 6,8% nel settore privato. L’attesa media del rinnovo per i lavoratori con contratto scaduto è di 36,7 mesi per l’insieme degli occupati e di 39,8 mesi per quelli del settore privato.

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